
È un indicatore richiesto dagli enti pubblici per differenziare a seconda del reddito il costo dei servizi e valutare se concedere (o meno) agevolazioni sociali. In pratica, serve allo Stato per decidere quanto far pagare alle famiglie i servizi, venendo incontro a chi ha redditi più bassi. In base all’Isee familiare, per esempio, la scuola deciderà di applicare una tariffa agevolata per la mensa. Si ricorre all’Isee, anche per prestazioni legate ad asili nido e altri servizi educativi per l’infanzia, servizi scolastici e universitari (libri, borse di studio, tasse scolastiche…), servizi sociosanitari (assistenza domiciliare), utenze (idriche, elettriche, telefoniche…) e altro.
Reddito e patrimonio
Il parametro di base per assegnare un valore alla ricchezza di una famiglia è l’Ise (con una “e” sola), cioè l’indicatore della situazione economica. Questo indice è il risultato della somma dei redditi di tutti i familiari e del 20% del patrimonio mobiliare e immobiliare della famiglia. E fin qui, cioè attraverso l’Ise, la ricchezza viene considerata nel suo complesso.
C’è però una certa differenza se lo stesso reddito è quello di una famiglia di tre persone oppure di una di sette, di cui magari cinque sono minori. Attraverso l’Isee (questa volta con due “e”), si fa questo passo in più: reddito e patrimonio vengono messi in rapporto con il numero dei componenti del nucleo familiare. In pratica, partendo dal valore dell’Ise, la ricchezza viene divisa tra i componenti della famiglia, in base a parametri stabiliti dalla legge.
Famiglia e ricchezza
Ai fini dell’Isee, chi fa parte del nucleo familiare? Oltre naturalmente a chi chiede la certificazione, ci sono il coniuge, i figli, i conviventi e le altre persone a carico Irpef, anche se non presenti nello stato di famiglia. Il reddito considerato dall’indicatore è rappresentato dal reddito complessivo di tutti i componenti della famiglia assoggettabile all’Irpef, riferito all’ultimo anno fiscale (cioè al 31 dicembre dell’anno precedente).
Per quanto riguarda il calcolo del patrimonio, che, ricordiamolo, viene considerato nell’Isee solamente per il 20%, rientrano i fabbricati e i terreni edificabili o agricoli intestati a persone fisiche, come definiti ai fini Ici (Imposta comunale sugli immobili).
Al valore della casa dove abita il nucleo familiare si può applicare una detrazione pari all’importo dell’eventuale mutuo residuo da pagare (oppure, se più favorevole, al valore della casa stessa, con un massimo di 51.645,69 euro).
Rientrano poi ai fini Isee (sempre limitatamente al 20% del loro valore), i titoli posseduti dal nucleo familiare (soldi depositati nei conti correnti e in conti deposito, buoni postali, azioni… tutto aggiornato al 31 dicembre dell’anno precedente).
Fornire i dati via web
Per ottenere il proprio Isee si deve per prima cosa compilare e presentare la dichiarazione sostitutiva unica, un’autocertificazione, tecnicamente denominata “Dsu”.
Alcuni (pochi) enti erogatori delle prestazioni accettano di ricevere direttamente la Dsu e poi provvedono loro a ricavarne l’Isee. In alternativa, la Dsu può essere presentata al Comune, a un Centro di assistenza fiscale (Caf) oppure a una sede Inps.
Chi riceve il documento (che sia l’ente erogatore, il Comune oppure il Caf) trasmette online all’Inps le informazioni ricevute.
L’Inps calcola poi sia l’Indicatore della situazione economica (Ise) sia quello della situazione economica equivalente (Isee).
Questi dati sono a disposizione sia della famiglia sia degli enti erogatori delle prestazioni sociali.
Una volta ricevuto l’Isee, la domanda per ottenere le prestazioni sociali agevolate o le tariffe commisurate al proprio reddito deve essere presentata solo all’ente erogatore.
Da oggi anche online
Il primo passo è dunque quello di preparare l’autocertificazione “Dsu”, che vale per un anno e contiene le informazioni sul proprio nucleo familiare, sui redditi e sul patrimonio.
Ora c’è una novità importante: questa autocertificazione può essere compilata anche online, dal proprio computer, etrasmessa direttamente via internet, collegandosi al sito dell’istituto (www. inps.it) e utilizzando il portale Isee, al quale si accede dalla voce “Servizi online”.
Per utilizzare questa opzione bisogna però avere il codice pin e la relativa password, che possono essere richiesti sempre via web direttamente sul sito dell’Inps.
Il codice pin dell’Inps è utile, tra l’altro, per accedere a diversi servizi internet offerti dal portale dell’Inps: uno per tutti, per esempio, è la possibilità di verificare l’estratto conto contributivo di tutta la propria vita lavorativa. Oltre alla compilazione, sempre lo stesso servizio permette all’utente di consultare la propria dichiarazione per correggere eventuali informazioni non più valide. Spetterà poi all’Agenzia delle entrate verificare l’esattezza e la completezza dei dati dichiarati all’Inps, mettendoli a confronto con quelli dell’Anagrafe tributaria.
Attenzione: per il calcolo delle tasse universitarie si ricorre a un sistema leggermente diverso, che prevede un altro indicatore, chiamato Iseeu: informatevi sul sito della vostra Università.
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