Farmaco anti-tumorale cancella (nei topi) i sintomi dell'Alzheimer

Data 8/3/2024 10:10:00 | Categoria: Salute e Benessere

gifcuoreAlzheimer e demenze: 4 geni decidono se il cervello si restringe. Il farmaco stimolerebbe i recettori dei retinoidi X che controllano la quantità di dell'apolipoproteina E prodotta, già nota per funzionare come uno 'spazzino' e per facilitare, quindi, la pulizia del cervello dalle placche beta amiloidi tipiche della malattia neurologica.



coppia-Anziani1Lo studio per ora è stato condotto solo su modelli animali, ma i risultati lasciano ben sperare: un farmaco fino a oggi utilizzato per curare alcuni tipi di neoplasie si è rivelato ingrado di far regredire i sintomi della malattia di Alzheimer per un periodo di tre giorni.

La scoperta, effettuata dai ricercatori della Case Western Reserve University School of Medicine di Cleveland e pubblicata su Science, ha messo in evidenza che il farmaco antitumorale è in grado, almeno nei topi, di annullare il declino cognitivo, comportamentale e di memoria causato dalla comparsa di questa forma di demenza.




Il farmaco stimolerebbe i recettori dei retinoidi X (RXR) che controllano la quantità di dell'apolipoproteina E (ApoE) prodotta, già nota per funzionare come uno 'spazzino' e per facilitare, quindi, la pulizia del cervello dalle placche beta amiloidi tipiche della malattia neurologica.

Approvato da oltre 10 anni dalla Food and Drug Administration statunitense per la cura del cancro, il farmaco ha provocato un miglioramento della memoria e delle altre capacità cognitive connesse al morbo di Alzheimer entro le prime 6 ore dalla somministrazione, con risultati compatibili in tre diversi modelli murini.



Se, come e quando il cervello comincia a rimpicciolirsi dipende da quattro geni, identificati dai neuroscienziati della University of California di Los Angeles con un identikit che è finito sulle pagine di Nature Genetics. Uno studio che riapre l’eterno dibattito a favore della tesi secondo cui Dna e genetica hanno un’influenza decisiva sull’intelligenza. I geni in questione sono stati rintracciati dopo un lavoro che ha coinvolto oltre 200 ricercatori alle prese con esami genetici su oltre 20mila persone. I risultati hanno aperto le porte a quattro geni che influenzerebbero la velocità con cui si restringe con l’avanzare dell’età un’area fondamentale del cervello, “cabina di regia” di apprendimento e memoria.



Questa riduzione, più o meno rapida, sarebbe quindi una condizione correlata in maniera diretta con il rischio di sviluppare l’Alzheimer e con gli effetti più o meno estesi che la malattia può avere sin dal suo esordio. Secondo i calcoli dei ricercatori chi possiede le quattro varianti genetiche incriminate corre il rischio di ammalarsi quattro anni in anticipo rispetto al normale, moltiplicando il pericolo di Alzheimer che dopo i 65 anni raddoppia.

“Un ippocampo più piccolo è una barriera più debole al declino della memoria”, spiega Paul Thompson, uno dei ricercatori.



L’ippocampo ha un ruolo cruciale nel consolidamento della memoria, soprattutto di quella destinata alla verbalizzazione: il significato delle parole o l’associazione tra nomi e persone, che rappresentano uno dei primi segni di debolezza di chi è colpito da Alzheimer, insieme al disorientamento spaziale.









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